365 motivi per cui Mi Amo

E a voi non piacerebbe che qualcuno vi regalasse un libro con scritto i 365 motivi per cui vi ama? Beh, anime romantiche, sapete cosa dovete fare? Scrivetevelo voi un libro con 365 motivi per cui vi amate!

Realizzatelo come vi piace di più, potete semplicemente usare un bel quaderno (io adoro i diari della Paperblanks). L’importante è che sia un libro degno della vostra bellezza.
E poi iniziate a scrivere i motivi per cui vi amate. È d’obbligo scriverne 365 (almeno per il primo libro).
Ricordiamoci sempre che la prima vera e importante relazione d’amore dobbiamo averla con noi stessi.
Non trascurate nemmeno un aspetto di voi. E se mi permettete, non crediate che quelli che definite come vostri difetti lo siano veramente. Se siete testardi… provate a definirvi  “tenaci” e “determinati”. Se siete nervosi, provate a usare la parola “scattante”… Sono sfumature, che però danno una connotazione positiva al vostro essere, e che magari permettono di migliorare certi aspetti del carattere, solo osservandoli sotto una nuova luce.

365 motivi per cui vi amate. E amatevi davvero. Perché siete la persona più importante della vostra vita.

365 motivi per cui Ti Amo


Se credete che quando dico al mio lui che gli voglio bene o che lo amo, lui mi risponda “anch’io”, vi sbagliate. Invece mi chiede “per cosa?”.
È diventato un gioco tra di noi, ci si scherza su con battute di vario tipo, spesso un po’ spinte, e a volte gli rispondo che non riesco a trovare un motivo valido.
Poi un giorno, qualche mese fa, dopo una delle nostre innumerevoli liti, ho iniziato a scrivere i motivi per cui ho scelto lui. In quel momento mi serviva ritornare a vedere i suoi aspetti luminosi. Solo che poi ci ho preso gusto, e tutti questi motivi sono diventati un libro: un libro scritto e rilegato a mano.
“365 motivi per cui ti amo”. È stato il regalo per il nostro anniversario. A dire il vero, quasi quasi volevo tenermelo, perché rileggere tutti quei motivi serve più a me che a lui. Serve a me quando litighiamo, quando con i nostri modi ci graffiamo, quando mi scoraggio e vorrei buttare tutto all’aria.
I miei genitori sono una coppia fantastica, anche se litigano spesso. Mio papà mi ha insegnato proprio questo: che in una famiglia, in una coppia non bisogna mai smettere di guardare i lati belli dell’altra persona, anche quando sono offuscati da rabbia o orgoglio. Il lato bello, luminoso… non perderlo mai di vista. È quello che aiuta ad andare avanti quando è difficile. Anche Vianna Stibal (la fondatrice del Theta Healing) consiglia di scrivere i motivi per cui amiamo la nostra altra metà.
365 motivi per cui Ti Amo: un bel regalo per San Valentino, un modo per mantenere vivo l’amore, e per ricordarci sempre di quanto è speciale il nostro lui/la nostra lei.

(Photo by Ryan Mcguire – Gratisography)

L’inventario dei momenti di valore

È un esercizio che propongo nel mio libro. Qui però lo amplio.

Succede in qualche momento della nostra vita di vedere tutto nero, di sentirci dei falliti (avevo promesso che non avrei usato queste parole), di aver la sensazione di non aver combinato nulla di buono. Quando accade di frequente o in modo continuo, forse è meglio compilare un inventario! L’ho rifatto anch’io da poco, in un momento di smarrimento. Nel mio quaderno degli esercizi ho scritto tutti i momenti di valore della mia vita. Nel libro L’altra metà della mela invito a scrivere i successi della nostra vita: successi di qualsiasi tipo, compreso il tiramisù con la nostra ricetta segreta che tutti ci chiedono, e l’aver imparato ad andare in bicicletta. Sono tutti successi! Vanno sempre celebrati e valorizzati. Qui però si tratta di saper cogliere i momenti di valore della nostra vita, non necessariamente legati a qualche successo o vittoria. Un momento di valore è ogni momento per il quale la nostra vita vale di essere vissuta. Un momento di valore è quando ho conosciuto la mia più cara amica, quando sono stata d’aiuto per qualcuno, quando ho fatto una vacanza davvero rilassante, quando ho visto dal vivo il mio quadro preferito e mi sono quasi commossa, quando ho ricevuto una “lettera” da una persona lontana, quando ho visitato un luogo davvero suggestivo, la cena con le mie amiche, un weekend romantico con mio marito, lo sguardo di uno sconosciuto che mi ha fatto vibrare…
I momenti di valore della nostra vita sono tantissimi. Ricordiamoceli ogni tanto! E inventariamoli!

Se non l’avete mai fatto, provate ora. Quaderno e penna… e scrivete i vostri momenti di valore!

 

(Photo by Ryan Mcguire – Gratisography)

Usare parole nuove

Dopo aver scritto i post precedenti ora dico stop. Devo assolutamente cambiare linguaggio. Ho parlato di fallimento nei post precedenti perché una mia amica mi aveva fatto riflettere su questa sensazione che lei, come me, si è portata dentro per molto tempo. Ma so che devo fare attenzione al linguaggio che uso. Mi spiego meglio. Un anno dopo la separazione conobbi un ragazzo. Anche lui separato. Cosa mi colpì di lui? Che mi capiva perché anche lui si sentiva un fallito. Iniziammo a frequentarci e ci volevamo bene, ma continuavamo a farci del male. Vi assicuro che portare avanti quella storia sarebbe stato veramente un fallimento! Perché era nata da due falliti! Questa parola, anche se non più pronunciata, era sedimentata dentro di noi e ci faceva vivere come tali. Quando ho capito questo e ho iniziato a cambiare linguaggio (e convinzioni!) tutto è cambiato nella mia vita.
Pertanto ora… voglio usare parole diverse! Non mi sento una fallita, anzi. Sapete come mi sento? Coraggiosa. Perché porto avanti le mie scelte con coraggio, anche se controcorrente, anche se a volte difficili e costose, anche se chi mi sta intorno la pensa diversamente…
Sì, un terremoto ha distrutto la mia famiglia. Ma tra le macerie ho raccolto e conservato ciò che veramente conta. Ora sto ricostruendo la mia vita! E questo è un grande successo!

(Photo by Ryan Mcguire – Gratisography)

Saparazione, fallimento e le famiglie felici

Quando ci si separa sapete cosa accade? Che si comincia a guardare le altre famiglie e a invidiarle. Tutto il resto del mondo ci pare bello, felice, idilliaco. Solo la nostra famiglia e la nostra situazione è disastrosa. Niente di più falso. Stavo per dire a mio marito “è finita”. Dovevo solo trovare il coraggio e il momento migliore. Ne parlavo con un’amica. Era stata lei a chiedermi come andassero le cose in casa, perché aveva intuito che qualcosa non funzionasse. Io prima di allora non avevo mai accennato a nulla. Soprattutto con lei, che di sicuro non avrebbe potuto capire: la sua vita era ai miei occhi perfetta. Aveva tutto quello che una donna (o per lo meno io) potesse desiderare. E così chiacchierando le ho detto che sì… avevo deciso di chiudere. Beh… sapete quale è stata la sua risposta?
“Ti invidio!” … “Io non posso farlo.”
Quindi mi ha raccontato che in realtà non era tutto oro quello che io vedevo luccicare. E ho capito questo: che non ha mai e poi mai senso fare confronti con le vite e con le famiglie degli altri: ciascuno ha le sue gatte da pelare. Ciascuno ha le proprie difficoltà e le proprie esperienze.
Questa è la mia vita. E se gli altri a parer mio hanno una situazione più felice, l’unica cosa che posso dire è: “Grazie. Che bello. Sono felice per loro. Anch’io sono felice perché l’Universo mi sta dando ciò che mi serve”!
Quindi… non sentitevi mai dei falliti, perché separati, vicino a quelle che considerate le famiglie del mulino bianco. Perché non potete sapere cosa accade veramente dentro quelle famiglie o cosa accadrà loro in futuro. E soprattutto, ciò che ci accade è sempre per il nostro bene supremo! Pertanto non può essere un fallimento!

 

(Photo by Ryan Mcguire – Gratisography)

Separazione, fallimento, paura del giudizio

Separarsi, non è un fallimento. Credo che il più grande fallimento sia continuare a stare in una relazione che non ha più nulla da darci, che ci sta stretta e che ci fa soffrire; è tradire se stessi, i propri sogni, le proprie emozioni. Il fallimento è solo nella nostra testa, non nella realtà. Mi sono resa conto che a volte non è solo la nostra idea di famiglia a creare la sensazione di fallimento, ma il confronto con l’idea di famiglia che ha la società in cui viviamo. Una mia amica mi ha fatto notare che separarsi in un piccolo paese di provincia non è come separarsi in una grande città. In una città sembra più facile, la gente non “mormora”, sparla poco, è meno legata alle tradizioni religiose, e forse è più abituata alle separazioni. Invece nei piccoli paesi… tutto cambia: ci si sente con il dito puntato addosso, la gente fa domande, interpreta e giudica molto.
Provate a fare questo esercizio (lo conoscono tutti oramai): puntate fisicamente il dito indice verso qualcuno e osservate… tre dita della vostra mano sono puntate verso voi stessi. È proprio così, chi giudica in realtà sta parlando di se stesso. Se guardo come è vestita la mia collega e penso che sia vestita male, sto in realtà dicendo che io mi vesto bene. Ma ognuno ha il proprio gusto personale e la propria idea di bellezza, che non è giudicabile. Però questo dimostra che quando giudichiamo, in realtà, stiamo parlando di noi stessi. Ne stiamo parlando bene evidentemente, ma se abbiamo bisogno di farlo significa che forse non siamo così sicuri di noi stessi come vogliamo far vedere. Chi è sicuro delle proprie scelte non perde tempo ed energie a giudicare quelle degli altri. Pertanto, se ci sentiamo giudicati per esserci separati, forse è meglio spostare l’attenzione dal giudizio altrui al nostro: chi ci giudica avrà fantasmi interiori con cui fare i conti. Il mio giudizio è l’unica cosa che conta. Lavoriamo su questo, sulle nostre convinzioni profonde, sulle idee limitanti che ostacolano la nostra felicità. Separarsi è un fallimento solo se lo viviamo come tale. Ma ripeto, di certo nasconde un bene prezioso, se solo lo sappiamo cogliere.

 

(Photo by SplitShire)

Separazione, fallimento e le nostre convinzioni

È importante essere consapevoli di questo: non è detto che le nostre relazioni durino per sempre. Facile dirlo, ma quando passi attraverso una separazione, quello che ti devasta è il senso di fallimento. Forse è ora di uscire da questa ottica e cambiare le nostre convinzioni sull’idea di relazione di coppia e di famiglia.
Quando mi sono separata dal padre di mia famiglia, se da un lato mi ero finalmente liberata di un grosso peso nel cuore, dall’altro lato ero schiacciata dal senso di fallimento e soprattutto dalla paura che mia figlia ne potesse soffrire. Siamo cresciuti con l’idea che un padre e una madre debbano stare insieme per sempre, e qui la cultura cattolica ci ha inculcato bene molti sensi di colpa. E sì, all’inizio mia figlia ne ha sofferto parecchio, perché non capiva, aveva solo 5 anni. Ma insieme abbiamo scoperto che in realtà non ha perso nulla. Anzi! Ci ha guadagnato! Ha guadagnato una padre e una madre che (dopo un po’ di tempo di assestamento) sono più felici e si parlano con rispetto e affetto vero (non imposto da un contratto matrimoniale). Ha guadagnato nuove amicizie e nuove relazioni, perché le amicizie dei rispettivi genitori si sono allargate. Ha guadagnato l’amore sincero del nuovo compagno di sua mamma. Ha guadagnato esperienze nuove. Soprattutto abbiamo imparato che la famiglia non è composta dalle persone che compaiono nello “stato di famiglia” e che vivono necessariamente sotto lo stesso tetto. La famiglia è fatta di tutte quelle persone che ami e che ti amano: le amiche e gli amici, gli “zii” anche quelli acquisiti, la vicina di casa e i suoi gatti, la baby sitter e il dirimpettaio che quando serve fa ripartire il computer bloccato…
Mia figlia è cresciuta in fretta, non so dirvi se sia un bene o un male, ma quello che so è che anche questa esperienza le è servita per imparare ad adeguarsi al cambiamento. In un mondo in cui tutto è precario, in cui nulla è certo e sicuro, lei ed io stiamo imparando che tutto intorno a noi può cambiare, che ci si può adeguare, rimanendo sempre ancorate alla nostra unica certezza: noi stesse.
Tutto si supera. E fa crescere. Se accettiamo che le cose possano essere diverse da come ce le aspettavamo. Se rimaniamo bloccati nell’idea di aver fallito perché si è distrutta una famiglia, invece di evolvere e di prendere il meglio che c’è per noi nell’Universo, continueremo a soffrire. Una mia carissima amica si è separata qualche anno fa. Aveva chiesto lei la separazione. Ma non è stata ugualmente una passeggiata. Una mattina appena sveglia, si chiedeva quale potesse essere un aspetto positivo di tutto quello che le stava accadendo: seduta sul letto, di fronte al guardaroba, non trovò niente di meglio che “l’anta dell’armadio”! Il guardaroba in camera era adesso tutto solo per lei! Niente più cambio di stagione, ma solo un unico grande armadio tutto per sé. Fa sorridere, lo so. Ma è proprio questo il bello! In ogni esperienza, che a prima vista può sembrare fallimentare, c’è nascosto per noi un grande tesoro, un grande insegnamento, una grande conquista. Basta predisporsi per vederlo. E se cominciamo da una cosa, anche banale come l’anta dell’armadio, sicuramente poi ce ne saranno mostrate altre. Come è successo alla mia amica, che finalmente si sente libera di essere se stessa!!! E scusate se è poco!

 

(Photo by Ryan Mcguire – Gratisography)

E tu l’hai trovata l’anima gemella?

Me lo sento chiedere spesso… e la risposta è sì!
Sì, l’ho trovata.
Altrimenti non avrei scritto il libro L’altra metà della mela.

Se volete sapere se è tutto rose e viole con il mio compagno… non lo è.
Anzi, devo ammettere che ho realizzato che è veramente la mia anima gemella poco più di un mese fa, quando una serie di incomprensioni ci avevano portato alla rottura. È stato allora, che ho scoperto quanto fosse proprio lui!

Un’anima gemella è per sempre? Si e no. Si, perché se è la tua anima gemella lo sarà per sempre. No perché non è detto che il cammino che si compie insieme duri per tutta la vita.

Quanto staremo insieme? Non lo so. Mi piacerebbe che fosse per sempre, come nelle fiabe. So solo che staremo insieme fino a che avremo imparato l’uno dall’altra tutto ciò che dobbiamo imparare. E fino a quando le cose che ci uniscono saranno più delle cose che ci dividono.

 

(Photo by Ryan Mcguire – Gratisography)

Funziona!

 

Eccomi qui, dopo un mese che non mi faccio sentire. È che a settembre ripartono tutte le attività e non sempre si ha voglia e tempo di scrivere. Ma oggi lo faccio perché è successa una cosa che vorrei condividere. Una delle mie più care amiche si è innamorata. All’improvviso è comparso nella sua vita un uomo che le fa sentire le farfalle nello stomaco e corrisponde il suo amore. “Non mi pare vero che stia succedendo proprio a me. È colpa, anzi merito del tuo libro!?”
Pensavo scherzasse, anche perché non è certo la tipa che si mette a leggere questo genere di libri, e mai avrei immaginato che l’avesse non dico letto, ma addirittura acquistato!
“Si sta rispecchiando in tutto!”.
“Scusa ma, hai fatto i riti che ho descritto nel libro?” le ho chiesto sbalordita.
“Non li ho fatti nel senso scritti, ma me li sono ripetuti dentro di me come un mantra.”
Mi ha lasciata senza parole.

Eppure è così: come scrivo nel libro, non sono i riti magici e la loro corretta esecuzione a far realizzare i nostri desideri, quanto piuttosto sapere chi siamo veramente, sapere cosa vogliamo e soprattutto la fiducia totale nel sapere che saremo esauditi. E la mia amica è la dimostrazione di tutto ciò.
Sono davvero felice per lei.

 

(Photo by Ryan Mcguire – Gratisography)

Il diario della bellezza

Se avete letto il mio libro sapete che suggerisco di tenere un quaderno dove fare gli esercizi.
Ecco un esercizio nuovo, dedicato a tutte le persone che non sanno vedere la bellezza e vogliono allenarsi. Anche in questo caso avete bisogno di un quaderno dedicato, un quaderno che vi piaccia.
Va molto di moda il diario della Gratitudine, e io vi propongo di provare a tenere un DIARIO DELLA BELLEZZA.
Ogni sera scrivete almeno 5 cose belle della giornata.
Possono essere cose che avete visto, ma anche cose che avete assaggiato, assaporato, ascoltato, toccato, annusato, incontrato. La bellezza non si vede solo con gli occhi, ma anche con tutti gli altri sensi, o si percepisce nell’anima.
All’inizio non è sempre facile trovare delle cose belle. Viviamo troppo freneticamente per coglierle. E a volte le diamo per scontate, togliendone il valore. Ma se si prova tutti i giorni, un po’ alla volta ci si abitua. E così, mentre si guida, si fa la spesa, al lavoro, in palestra… si comincia a fare caso alle cose belle: la musica che passano alla radio, un balcone fiorito, la camminata incerta di un bambino piccolo accanto alla nonna, la vetrina della cartoleria, la maglia della nostra collega… anche il panino mangiato in velocità in pausa pranzo, o la saggezza del consiglio di un amico!
Ed ecco che accade una cosa incredibile: nel momento in cui si coglie la bellezza… ci si ferma! Ci si ferma ad ammirarla, anche solo per qualche secondo. Si fermano i pensieri, si vive il momento presente e lo si gusta. E si è felici!
La sera, prima di dormire, scrivere tutte le cose belle della giornata, è un regalo che facciamo a noi stessi, perché così riviviamo qualche momento di felicità. E possiamo imparare anche la Gratitudine per tutta questa bellezza.
Se ci si allena tutti i giorni, in poco tempo vedere la bellezza diventerà una sana e meravigliosa abitudine.
Sì, ci si abitua a vederla nelle cose intorno a noi. E la si gusta. Ci rende più felici. Ci fa brillare gli occhi. E se i nostri occhi brillano, anche noi siamo più belli.

(Photo by Ryan Mcguire – Gratisography)