Dove sta la bellezza

Complici la temperatura un po’ più mite e gli ultimi giorni di ferie, l’altra mattina ho inforcato la bicicletta, dopo anni: sapete com’è, il lavoro, la famiglia, il secondo lavoro… e si appende la bici al chiodo. Ma l’altro giorno… tutina tecnica, pantaloncini imbottiti e occhiali da sole… niente casco e capelli sciolti: volevo sentirli pettinare dal vento. Faceva quasi freddo, sono partita forse un po’ troppo presto, alle prime luci dell’alba. Ma nonostante la frescura, io che una volta macinavo migliaia di chilometri all’anno in mountain bike, dopo 15 chilometri ero già a casa, tutta indolenzita e senza fiato!

Ho raccontato questa cosa a due persone: la prima mi ha risposto con una sonora risata. “Te lo dico sempre che stai diventando vecchia! È inutile che fai la  ‘fighetta’, con la tuta supertecnica e scarpe fluorescenti… non hai più l’età!”. E dopo un’altra risata, con voce carezzevole ha aggiunto: “Hai preso un po’ di sali minerali vero? Se vuoi ti stendo un programma di allenamento e in poco tempo torni a pedalare su e giù per i colli”.

La seconda persona a cui ho raccontato la stessa cosa mi ha risposto: “Ma non hai qualcosa di bello da raccontare?”.

La prima risposta è giocosa, motivante, edificante, costruttiva. La seconda invece uccide la comunicazione.

Ma non solo. Ho riflettuto su questa cosa e ho davvero capito che la bellezza non sta nelle cose che si guardano, ma negli occhi di guarda e ascolta. La bellezza della falce di luna che brilla nel cielo sta negli occhi di chi la guarda e che ancora si meraviglia, sera dopo sera, nel vederla crescere. Come la melodia strimpellata da un piccolo pianista alle prime armi sta nelle orecchie di chi ascolta, e sa che un giorno lo sentirà suonare in una band. Lo stesso vale per i tramonti più belli, per gli oceani più azzurri, per le montagne più imponenti.
La bellezza sta negli occhi di chi guarda (e ascolta).
Come l’altro giorno che una mia amica guardando la foto di uno dei ragazzi più belli che io conosca, con aria di sufficienza e smorfia di delusione mi dice che non è il suo tipo (non è nemmeno il mio tipo, ma è bello!!!).
Circondatevi di persone che sanno vedere la bellezza, che la sanno cogliere, manifestare e apprezzare in tutte le cose, anche quelle che sembrano scontate. Circondatevi di persone che sanno dire più volte al giorno “Che meraviglia!”, che sorridono davvero quando lo dicono, che sanno prendersi in giro e vedono bellezza anche nei loro e nei vostri “difetti”; e sorridono con voi, perché la bellezza fa sorridere. La bellezza ce l’hanno dentro.
Se le persone con cui state invece non sono in grado di fare tutto ciò, se non sanno vedere la bellezza anche nelle piccole cose… allora siate abbastanza forti e “vaccinati” in modo che la loro cecità non diventi la vostra.
Se invece vi riconoscete tra coloro che sono “ciechi”, non preoccupatevi, esiste la cura: è un allenamento quotidiano quello di fermarsi e guardare la bellezza.
Io… rientro un po’ in tutti e tre questi casi, ma esattamente come mi allenerò per tornare a percorrere i sentieri più ripidi in bicicletta, mi allenerò anche a guardare la bellezza. E se l’ammaccatura della sella sul fondoschiena, le gambe indolenzite e il fiato corto mi fanno sorridere, allora so di essere sulla buona strada.

(Photo by Ryan Mcguire – Gratisography)

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